Iran. Parnia Amani (I-Pars): Il Paese sta reagendo all’emergenza nonostante le sanzioni

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Photo credit © I-Pars


Riprende, dopo una pausa di diversi giorni, il viaggio virtuale di Scenari Internazionali per sapere in che modo altre nazioni, al di fuori dell’Italia, stanno affrontando l’emergenza Covid-19. Dopo aver contattato l’Ambasciatore cinese Li Junhua e l’Ambasciatore azerbaigiano Mammad Ahmadzada, ci siamo trasferiti in Iran, uno degli Stati più colpiti dalla pandemia a partire dallo scorso febbraio, per capire come il governo sta gestendo la situazione, ulteriormente complicata dalle sanzioni. Abbiamo contattato Parnia Amani di I-Pars, società di consulenza presieduta dal giovane imprenditore imolese Andrea Zucchini, molto attiva tra i nostri due Paesi.


A cura della Redazione


Dr.ssa Amani, benvenuta su Scenari Internazionali. I-Pars si occupa da diversi anni di fornire supporto alle aziende italiane ed europee in Iran e in Medio Oriente. In questa fase, la pandemia purtroppo sta condizionando la nostra vita quotidiana e l’emergenza Covid-19, che ha colpito particolarmente l’Iran, quasi contemporaneamente all’Italia, mette a dura prova l’economia del Paese persiano. Qual è la situazione attuale a Tehran, Qom e nelle altre regioni più colpite?
La ringrazio per l’interesse dimostrato verso un Paese da sempre amico dell’Italia e nostro partner commerciale e culturale di primissimo piano.
Ad oggi, purtroppo, con oltre 6.000 morti e 100.000 contagi registrati dalle autorità – i guariti sono oltre 80.000 – l’Iran è uno dei Paesi più colpiti al mondo dal Covid-19, anche se per fortuna la popolazione è molto giovane – ben la metà ha meno di 35 anni – e quindi potenzialmente meno suscettibile, mentre il sistema sanitario iraniano, con i suoi tanti medici ed operatori specializzati anche all’estero, è tra i migliori della regione mediorientale. Stando ai dati ufficiali, l’Iran resta la nazione con i numeri più alti in Medio Oriente ed apparentemente il focolaio da cui hanno avuto origine altri casi nella regione.
La situazione sta comunque migliorando e dallo scorso 11 aprile è iniziata una graduale riapertura su tutto il territorio nazionale delle attività produttive e dei servizi a basso o medio rischio, così come i trasporti interni. Il Governo ha varato una riduzione di due terzi della presenza del personale negli uffici pubblici, che saranno aperti ad orario ridotto. Per quanto riguarda la capitale Tehran, e la relativa provincia, il nuovo piano è entrato in vigore successivamente, il 18 aprile. Dall’11 maggio, poi, riapriranno anche tutte le scuole e le università. Rimangono chiuse, invece, le attività ad alto rischio che prevedano assembramenti (programmi culturali, artistici e musicali, manifestazioni sportive, cerimonie religiose) e le visite ai pazienti ricoverati.
Dal punto di vista degli aiuti economici, il Governo iraniano sta sostenendo 17 milioni di famiglie attraverso erogazioni di denaro: è stato già stanziato l’equivalente di oltre 10 milioni di dollari, versati direttamente sui conti correnti bancari.
Purtroppo alle attuali difficoltà si aggiungono le azioni di massima pressione da parte degli Stati Uniti che hanno deciso di continuare a colpire l’economia iraniana, già provata dalle sanzioni applicate in precedenza. Anche se teoricamente Washington ha escluso dai divieti aiuti umanitari, medicine e forniture sanitarie, i leader iraniani accusano gli Stati Uniti di impedire l’accesso ai farmaci. Per la Repubblica Islamica acquistare materiale medico sul mercato internazionale resta infatti ancora complicato a causa dell’impossibilità di banche ed istituti di credito di condurre transazioni con il Paese tramite il sistema Swift.
Fortunatamente, l’Iran è riuscito a spezzare l’isolamento anche con l’aiuto di Regno Unito, Germania e Francia, che hanno già stanziato diversi milioni di euro di aiuti tramite l’OMS e consegnato medicinali attraverso il sistema Instex.

Iran e Italia, due tra le primissime nazioni ad aver dovuto fare seriamente i conti con il virus dopo Cina e Corea del Sud, stanno procedendo lungo le rispettive fasi di allentamento delle restrizioni imposte, in modi e in tempi diversi, dai due governi. C’è stata cooperazione e interazione tra i sistemi sanitari dei due Paesi in questi mesi? Potrebbe esserci in futuro?
I professionisti del settore sanitario italiano e di quello iraniano non hanno mai smesso di collaborare. Le missioni di medici italiani in Iran e viceversa sono molto frequenti, anche da molto prima dell’attuale emergenza sanitaria. Prima che scoppiasse l’emergenza, la nostra società ha ospitato una delegazione di aziende biomedicali iraniane in diverse regioni italiane, tra le quali l’Emilia-Romagna, la Toscana e la Lombardia [qui l’articolo de Il Resto del Carlino, ndr].
Il Governo italiano ha fornito assistenza all’Iran attraverso le organizzazioni internazionali, il ministro degli Esteri Zarif ha parlato telefonicamente con il ministro degli Esteri Di Maio per discutere della lotta contro il coronavirus. Anche il sindaco di Tehran ha tenuto una videoconferenza con la sua omologa di Roma, Virginia Raggi.
Il Ministero della Sanità iraniano ha annunciato la disponibilità a cooperare con la parte italiana nella gestione della crisi. I dipartimenti di ricerca iraniani – che hanno fatto passi importanti nella lotta contro l’epidemia producendo tra l’altro i kit per la diagnosi, esportati in 60 nazioni – hanno annunciato la disponibilità a collaborare con le controparti italiane, anche sulla ricerca di un possibile vaccino.

Ripartire non sarà semplice per nessuno. Ormai è chiaro che per tutte le economie del mondo, dalle più grandi alle più piccole, questo sarà un anno quasi interamente dedicato al superamento dell’emergenza e alla progettazione della ripresa. Al netto delle sanzioni e del recente crollo del prezzo del petrolio, che potrebbe comunque tornare a stabilizzarsi entro l’estate, quali sono i settori che in Iran potrebbero subire maggiori contraccolpi da questa crisi?
Le imprese maggiormente colpite dal coronavirus in Iran sono le stesse colpite in Italia e nel resto del mondo: ristoranti, bar e coffee shop, hotel, centri culturali, sportivi e ricreativi, trasporto aereo, agenzie di viaggio, abbigliamento. Queste tipologie di attività sono le prime a potere richiedere supporto dalle banche iraniane.
Le sanzioni statunitensi invece colpiscono principalmente il settore vitale per l’economia iraniana, quello del greggio, già indebolito dal crollo del prezzo al barile. Oltre ad ostacolare l’accesso ai mercati internazionali dell’Iran, le sanzioni americane – ricordiamo che sono solo americane e non europee – bloccano infatti anche la vendita di petrolio.
Nel bilancio dello Stato dell’anno in corso, iniziato il 21 marzo, mancheranno ufficialmente circa due terzi delle risorse: questo è dovuto in gran parte all’embargo petrolifero imposto da Washington, in parte aggirato ed in parte compensato con l’incremento delle esportazioni non-oil.
Tutti gli sforzi sono quindi concentrati sull’aggiramento delle sanzioni e sull’aumento dei ricavi dalle esportazioni non-oil che, nell’anno in corso, hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 85 miliardi di dollari.
L’economia iraniana vivrà un 2020 e un 2021 molto difficili, come tutto il resto del mondo, con l’aggravante, però, delle sanzioni, in particolare le ultime appena entrate in vigore. Le nuove misure, infatti, comprendono alcuni settori strategici per Tehran, come l’acciaio, il manifatturiero, il tessile, le costruzioni e l’industria mineraria.
Rimangono esentati dalle sanzioni i settori farmaceutico/medicale ed agroalimentare, sebbene sussistano delle controversie tra Iran e Stati Uniti circa alcuni farmaci per combattere malattie rare, soprattutto destinati ai bambini, la cui importazione in Iran viene impedita da Washington.

L’Italia, storicamente, è uno dei principali partner commerciali dell’Iran nel mondo occidentale. Nell’ultima decade, le relazioni economiche tra i due Paesi hanno giocoforza risentito delle sanzioni applicate ai danni di Tehran. Prima della pandemia, qual era il livello di interscambio? E il flusso degli investimenti nelle due direzioni?
L’amicizia tra il popolo iraniano e quello italiano viene da lontano: l’Italia è stato il primo Paese europeo a riprendere i contatti economici con l’Iran nel 1998 e le imprese italiane, soprattutto le piccole e medie, hanno continuato a lavorare in Iran anche durante le sanzioni, pur tra grandi difficoltà.
Il Made in Italy è molto forte ed apprezzato. Non a caso, dopo soli sei anni, l’Italia era tornata ad essere il primo partner commerciale europeo dell’Iran, poi superata da Germania e Svizzera, ed il nostro sistema economico ha da sempre caratteristiche di oggettivo interesse per l’Iran: la normalizzazione dell’Iran rappresenta da sempre per l’Italia l’occasione per recuperare le tante occasioni perdute nel corso degli anni.
Nei primi sei mesi del 2017 l’import – export italiano con l’Iran si era attestato a 1,5 miliardi di import e 850 milioni di export; i valori degli scambi tra Iran e Italia erano cresciuti quindi del 178% rispetto allo stesso periodo del 2016. Prima delle attuali sanzioni, gli accordi commerciali avevano raggiunto la ragguardevole cifra di 20 miliardi di euro.
Per quanto riguarda invece gli investimenti, nei primi 10 mesi dell’anno persiano, l’ammontare di quelli stranieri in Iran è aumentato del 50%, raggiungendo quota 4,5 miliardi di dollari.
Noi aiutiamo anche le aziende italiane che vogliono investire, o continuare a commerciare, in Iran. È importante che il nostro Paese, e più in generale l’Europa, scelga se schierarsi aprioristicamente con gli Stati Uniti, i quali hanno recentemente applicato quasi 10 miliardi di euro di dazi sui prodotti europei, o invece perseguire le proprie legittime ambizioni internazionali.

La vostra società non si occupa soltanto di commercio e investimenti ma anche di cultura, un settore capace a sua volta di generare indirettamente ricchezza, stimolando industrie quali il turismo e l’intrattenimento. Paesi di antica civilizzazione come Iran e Italia, eredi rispettivamente della Persia e dell’Antica Roma, hanno evidentemente un’enorme opportunità di cooperazione in questo ambito. Si tratta di un potenziale già pienamente espresso o c’è ancora un vuoto da colmare?
Il legame tra italiani ed iraniani è grande ed è dimostrato dall’interesse degli amici iraniani che quotidianamente si preoccupano e chiedono, molto dispiaciuti, notizie su come il nostro Paese stia affrontando l’emergenza. Italia ed Iran hanno una grande storia alle spalle e forse è da ricercare in questa somiglianza la ragione del grande rispetto che nutrono gli uni nei confronti degli altri.
Proprio per questo organizziamo diversi eventi, sia culturali che legati allo sviluppo commerciale, in Italia ed in Iran ed anche le istituzioni hanno fatto e stanno facendo molto.
Lo scorso anno, Riccardo Muti, uno dei più grandi direttori d’orchestra a livello mondiale, e Nicola Piovani, pianista e compositore vincitore del premio Oscar nel 1999 per le musiche del film La vita è bella, si sono esibiti in due diverse occasioni a Tehran.
Speriamo che l’Iran, così come l’Italia, possa tornare il prima possibile ad una situazione stabile anche perché il lavoro delle aziende italiane in Iran continua, così come la collaborazione in ambito culturale. L’Iran infatti rappresenta uno dei mercati potenziali più interessanti a livello mondiale, e soprattutto per l’export italiano, nonostante le difficoltà.




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