All’Azerbaigian la presidenza 2020-2022 del Movimento dei Paesi Non Allineati

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Ricordato dagli esperti di relazioni internazionali come un fenomeno rilevante durante la Guerra Fredda, il Movimento dei Paesi Non Allineati, nato sulla base dei principi stabiliti alla Conferenza di Bandung del 1955 per dare voce alle istanze di quelle nazioni che non si riconoscevano nei due blocchi statunitense e sovietico, coinvolge ormai 120 Stati membri, 17 Stati osservatori e 10 organizzazioni internazionali. Pochi giorni fa, Baku ha ospitato il 18° summit generale del consesso, dove inevitabilmente è stato affrontato anche lo spinoso tema del Nagorno Karabakh.


A cura della Redazione


Il 25 e 26 ottobre scorsi, a Baku, in Azerbaigian, si è tenuto il 18° Vertice dei Capi di Stato e di governo del Movimento dei Paesi Non Allineati (NAM). L’appuntamento ha segnato un successo storico per l’Azerbaigian, selezionato per presiedere questa organizzazione nei prossimi tre anni, tra il 2020 e il 2022.

La chiusura del vertice può essere accompagnata da due riflessioni. In primo luogo, questa elezione mette in luce l’elevata credibilità dell’Azerbaigian sulla scena internazionale, nonché la crescita della fiducia nel Paese.

Un secondo elemento di importanza è il sostegno da parte degli Stati membri del NAM all’integrità territoriale dell’Azerbaigian e all’inviolabilità dei suoi confini, insieme all’enfasi posta sulla necessità di riportare rifugiati e sfollati nelle loro terre storiche. Questo supporto è stato espresso nel documento finale adottato il 26 ottobre, che sintetizza tutti gli argomenti principali discussi a Baku.

In un nuovo paragrafo incluso nel documento, i capi di Stato e di governo hanno sottolineato come sia inammissibile occupare territori con la forza e hanno confermato che nessuno degli Stati avrebbe riconosciuto la legittimità della situazione derivante dall’occupazione dei territori dell’Azerbaigian e fornito alcuna assistenza nel mantenere tale situazione, compresa l’attività economica in tali territori. Nella documentazione è stato utilizzato, dai 120 Paesi membri, il termine «invasore» in riferimento all’Armenia.

«Noi, i capi di Stato e di governo, esprimiamo il nostro forte sostegno all’indipendenza, alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Azerbaigian e alla nostra solidarietà con gli sforzi dell’Azerbaigian per ripristinare la sua integrità territoriale», recita il documento adottato dall’organizzazione.

I capi di Stato e di governo esprimono rammarico per il fatto che il conflitto non sia stato ancora risolto, nonostante le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Su iniziativa dell’Azerbaigian, è stata inoltre riaffermata la responsabilità degli Stati nel compito di assicurare, proteggere, realizzare e ripristinare i diritti degli sfollati interni, incluso il ritorno sicuro nella loro patria.

Si condanna anche qualsiasi forma di eroizzazione dell’ideologia e delle organizzazioni naziste e neonaziste. Tale paragrafo esprime il sostegno internazionale alle tesi espresse dal presidente Ilham Aliyev al vertice della Comunità degli Stati Indipendenti ad Ashgabat, in Turkmenistan, per quanto riguarda l’eroizzazione di Garegin Nzhdeh in Armenia.

Nel documento finale, i capi di Stato e di governo degli Stati membri accolgono inoltre con favore l’organizzazione di un vertice della gioventù del Movimento dei Paesi non allineati su iniziativa dell’Azerbaigian e sostengono l’istituzione di una Rete di Giovani che consenta di scambiarsi idee sulle attuali sfide da affrontare per garantire il loro progresso sostenibile.

I leader dei Paesi membri hanno poi elogiato il contributo del processo di Baku, introdotto dall’Azerbaigian nel 2008, come piattaforma globale per promuovere il dialogo interculturale tra le civiltà, definendolo un’importante iniziativa nazionale, regionale e globale. Molto apprezzata anche l’adesione dell’Azerbaigian ai principi fondamentali del Movimento, e gli sforzi per la creazione di un mondo pacifico e prospero basato sulla promozione del multilateralismo, della giustizia e dell’uguaglianza.

In totale sono stati adottati dal vertice altri quattro documenti: l’Atto Finale di Baku, la Dichiarazione Politica di Baku, la Dichiarazione Palestinese e il Documento di Gratitudine e Solidarietà al Governo e al Popolo dell’Azerbaigian. Tra i temi affrontati dai relatori: le crisi, i conflitti regionali e i modi per risolverli, le misure necessarie per eliminare la povertà, la discriminazione religiosa e razziale, l’importanza di preservare l’integrità territoriale e la sovranità dei Paesi e di combattere i cambiamenti climatici.

Quanto avvenuto al summit, che va ad aggiungersi ad altri importanti appuntamenti internazionali a cui Baku ha preso parte negli ultimi mesi, testimonia come le relazioni internazionali e la politica estera dell’Azerbaigian abbiano oggi raggiunto un livello completamente nuovo.




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