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Lo scorso 28 marzo è calato il sipario sull’ultima edizione del Forum di Bo’ao per l’Asia, consueto appuntamento che ogni anno, a partire dal 2001, poco dopo l’avvio della stagione primaverile accende i riflettori sull’Isola di Hainan, in Cina, e in particolare sulla cittadina ospitante. La quattro-giorni di dibattito tra rappresentanti del mondo politico, economico, accademico e dei media, provenienti da oltre 60 tra Paesi e regioni del pianeta, ha focalizzato l’attenzione sulle traiettorie salienti dello sviluppo e della diplomazia in Asia. A questo proposito, il direttore responsabile Andrea Fais è intervenuto poco prima della chiusura del Forum sulle “colonne” di China Radio International (CGTN) per la rubrica “In altre parole”. Proponiamo qui di seguito la versione integrale dell’articolo.
di Andrea Fais
[Direttore responsabile di Scenari Internazionali]
Ha preso il via martedì scorso la nuova edizione del Forum di Bo’ao per l’Asia (BFA), tradizionale appuntamento che dal 2001 arricchisce il dibattito tra la politica, l’economia e il mondo dei media nelle settimane successive alle Due Sessioni, cioè le plenarie dell’Assemblea Nazionale e della Conferenza Politico-Consultiva. La suggestiva cornice tropicale della provincia insulare cinese di Hainan sta facendo così da sfondo ad incontri e conferenze su questioni di importanza apicale, sotto l’insegna del tema generale L’Asia nel mondo che cambia: verso un futuro condiviso.
Il Forum ha aperto i battenti con la diffusione del rapporto annuale BFA sul panorama economico e l’avanzamento dell’integrazione nell’area. Per quest’anno, l’economia dell’Asia, nel suo complesso, dovrebbe crescere del 4,5% contro il 4,4% registrato nel 2024. Stando ai numeri, la regione continua a rappresentare un «motore di sviluppo strategico per il mondo, malgrado sfide quali le tensioni geopolitiche, le pressioni inflazionistiche e gli sconvolgimenti nella catena di fornitura globale». L’aspetto più significativo riguarda tuttavia il peso dell’Asia sull’economia mondiale, che continuerà ad aumentare nel 2025, passando da una quota del 36,1% ad una del 36,4% sul totale. Prendendo a riferimento il calcolo a parità di potere d’acquisto, nello stesso periodo il dato passerà dal 48,1% al 48,6%.
La principale spinta alla crescita arriva indubbiamente dal dinamismo della regione Asia-Pacifico. Oltre a mettere in evidenza la graduale ripresa del commercio di beni e lo stato di grazia del commercio di servizi, trainato da turismo, trasporti e digitale, con la Cina al centro di questa dinamica positiva, il rapporto sottolinea il ruolo del Partenariato Economico Globale Regionale (RCEP), attualmente la più grande area di libero scambio al mondo che, entrata in vigore il primo gennaio 2022, include Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda e i dieci Paesi membri dell’ASEAN, cioè Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Singapore, Thailandia e Vietnam. Nel 2024 – spiega il documento BFA – il commercio complessivo tra questi quindici mercati è aumentato del 3% rispetto all’anno precedente.
Da un lato, certamente permangono dei vuoti da colmare. Nonostante i risultati positivi, secondo il rapporto, l’integrazione in Asia è infatti «ancora incompleta» e molte economie della regione «dipendono eccessivamente dall’export verso gli Stati Uniti e l’Europa». Basso è anche il «tasso di utilizzo delle norme commerciali tra alcuni Stati membri» del RCEP, «limitando il pieno potenziale dell’accordo». Dall’altro, però, l’ascesa del commercio digitale e dell’e-commerce, in particolare sul mercato ASEAN, dove l’anno scorso il valore lordo della merce venduta su circuiti on-line è aumentato del 15%, riflette la «rapida trasformazione digitale della regione».
Per molti anni, il Forum di Bo’ao ha messo sotto la lente di ingrandimento le principali traiettorie economiche, commerciali e tecnologiche prefigurando trasformazioni prossime venture ed indicando questo come il secolo della definitiva affermazione geopolitica dell’Asia. Oggi, però, il compito dei relatori è diventato più semplicemente quello di descrivere una realtà conclamata, che ogni giorno prende sempre più corpo sotto gli occhi degli osservatori internazionali. Al di là delle divergenze politiche, infatti, l’Asia è molto più unita e compatta di quanto possa apparire, mostrando un pragmatismo ed una maturità diplomatica che, al contrario, sembrano scarseggiare nel mondo occidentale dei nostri giorni.
Sabato scorso, i ministri degli Esteri di Cina, Giappone e Corea del Sud si sono ritrovati a Tokyo per un vertice congiunto nel quadro del summit trilaterale che dal 2008 vede le tre maggiori economie dell’Asia Orientale riunirsi periodicamente per condividere interessi, opportunità e preoccupazioni. Tra martedì e giovedì, invece, Pechino ha ospitato prima il 33° Vertice del Meccanismo di Lavoro per la Consultazione e il Coordinamento sulle Questioni Confinarie tra Cina ed India, e poi un incontro consultivo tra Liu Jinsong, direttore generale del Dipartimento per gli Affari Asiatici presso il Ministero degli Esteri cinese, e Gourangalal Das, sottosegretario del Ministero egli Affari Esteri indiano.
Mentre gli Stati Uniti cercano di ridisegnare la loro politica di potenza, l’Unione Europea di riarmarsi e la Russia di uscire vittoriosamente dal campo di conflitto ucraino, l’Asia continua a crescere e migliorare le condizioni di vita delle sue popolazioni, con la Cina capofila dei Paesi in via di sviluppo. Tutto ciò, ovviamente, non cancella in un sol colpo i conflitti locali e le crisi presenti, come quella in corso nel Myanmar o le ricorrenti tensioni tra India e Pakistan, ma indica una strada per uscirne, guardando alla stella polare della coesistenza pacifica e del futuro condiviso.
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